PostHeaderIcon 2° Guerra Mondiale

In questa sezione trovate i principali campi in friuli e i europa nella sezione Mappe, ma anche le notizie sugli stessi in Campi Fascisti e Campi Nazisti. Inoltre è presente una ricca sezione di Testimonianze raccolte dagli studenti e dalla Tenda per la Pace e una sezione sulla Resistenza. Buona Lettura.

PostHeaderIcon Testimonianza video di Mario Sverco

Testimonianza raccolta durante il Treno della Memoria 2008 dai ragazzi.

 

PostHeaderIcon Testimonianza video di Ljubo Susic

Video realizzato da Genni Fabrizio nel mese di Gennaio 2010 all'interno del progetto Memoria e Impegno.

 

PostHeaderIcon Testimonianza video di Riccardo Goruppi

Video realizzato da Genni Fabrizio nel mese di Gennaio 2010 all'interno del progetto Memoria e Impegno.

 

PostHeaderIcon Intervista video a Elsa Humar

Intervista a Elsa Humar realizzata in sloveno dagli studenti dell'istituto superiore Gregorčič-Trubar di Gorizia sottotitolata in italiano.

 

PostHeaderIcon Testimonianza video di Vilma Braini

Testimonianza raccolta da Andrea Baradel, Cecilia Carrà, Giacomo Bortolossi, Anna Clemente, (ITA " G. Brignoli", Gradisca d'Isonzo) Treno della Memoria 2009.

 

PostHeaderIcon 23 Febbraio 1942

a cura di Tenda per la Pace e i Diritti, 24 febbraio 2010

Documento tratto dal libro di Tone Ferenc "Konfinacije, racije in internacije v ljubljanski pokrajini 1941-1943"

URGENTISSIMO

COMANDO DELLA DIVISIONE DI FANTERIA “GRANATIERI DI SARDEGNA”

Ufficio del Capo di S. M.

Sezione operazioni e servizi

 

n. 5106 di prot. Op.

P.M. 81, 23 febbraio 1942 XX

OGGETTO: Disarmo della popolazione di Lubiana

 

Alla R. Questura di Lubiana

Al comando 2 rgt. Granatieri

“ “ gruppo CC.RR.

“ “ X btg. R.G.F.

“ “ CC. RR. divisionali

(...)

 

1) – Le superiori autorità hanno ordinato il disarmo, manu militare, della popolazione di Lubiana.

In esecuzione a tale ordine mentre ho già provveduto a recingere la città con un cerchio intransitabile di truppa e di reticolato, dispongo che a cura del II e III btg. del 1 rgt. Granatieri sia iniziato, domattina, la perquisizione dei quartieri cui al lucido allegato.

Leggi tutto...

 

PostHeaderIcon 19 Febbraio 1942

a cura di Tenda per la Pace e i Diritti, 21 febbraio 2010

Documento tratto dal libro di Tone Ferenc "Konfinacije, racije in internacije v ljubljanski pokrajini 1941-1943"


Comando XI Corpo d'Armata

Ufficio I. C.CA.

N. I/1137 di prot.

P.M. 46, lì 19 febbraio 1942 - Anno XX

 

OGGETTO: Attività sovversiva

SEGRETO Doppia busta

 

Al comando della Divisione Granatieri di Sardegna P.M. 81

Al comando della Divisione di Fanteria “Isonzo” P.M. 59

Al comando G.A.F. Dell'XI Corpo d'Armata P.M. 46

 

Si allegano gli elenchi, con relativi indirizzi, degli ufficiali e sottoufficiali dell'ex esercito jugoslavo ai quali, come è noto, lo Stato Italiano corrisponde un assegno.

Si pregano i comandi in indirizzo, dato che pare che non pochi degli elementi anzidetti svolgano opera sovversiva ai danni dell'Italia, di esercitare, nell'ambiente della propria giurisdizione, una severa e stretta vigilanza su di essi disponendo immediatamente per l'arresto degli indiziati o dei comunque sospetti.

Si unisce pure per eventuali notizie presenti e future una distinta di nominativi ribelli che pur operando o evendo operato prevalentemente nel territorio Ungheria e della Slovenia Tedesca intrattengono rapporti con le associazioni partigiane di Lubiana.-

d'ordine

IL COLONELLO CAPO DI S.M.

- A. Gallo-

Gallo

 

PostHeaderIcon 18 Febbraio 1942

a cura di Tenda per la Pace e i Diritti, 21 febbraio 2010

Documento tratto dal libro di Tone Ferenc "Konfinacije, racije in internacije v ljubljanski pokrajini 1941-1943"

 

210 SEZIONE MISTA CC.RR.

 

Prot. N. 3/5-Seg

Posta Mil. 46, lì 18 febbraio 1942 – Anno XX

 

OGGETTO: Relazione quindicinale sullo spirito e sul morale delle truppe e delle popolazioni

 

Al comando dei carabinieri reali dell'XI Corpo d'Armata                            SEDE

 

/.../

Però a parere del sottoscritto, tutti gli svariati provvedimenti finora adottati dall'Autorità per sradicare il pernicioso sentimento antitaliano non sono affatto adatti allo scopo.- Ben più gravi provvedimenti necessitano per apportare una buona volta una radicale trasformazione nella situazione che tanto squilibrio reca alla penetrazione italiana nell'elemento Sloveno.

L'unico salutare espediente sarebbe, come già precedentemente si è prospettato, di internare in Italia in appositi campi di concentramento, l'elemento maschile, specie quello intellettuale il quale è davvero dannoso e finchè esisterà manterrà sempre accesa la fiaccola dell'irredentismo.-

 

Il Maresciallo Maggiore

(Amedeo Tommassini)

Tommasini

 

PostHeaderIcon 11 Febbraio 1942

a cura di Tenda per la Pace e i Diritti, 11 febbraio 2010

Documento tratto dal libro di Tone Ferenc "Konfinacije, racije in internacije v ljubljanski pokrajini 1941-1943"

 

Comando XI Corpo d'Armata

 

Ufficio I.C.A. P.M. 46, lì 11 febbraio 1942 – Anno XX

N. I/975 di prot.

OGGETTO: Presumibili attentati da parte delle bande partigiane.-

 

ALL'ALTO COMMISSARIATO PER LA PROVINCIA DI LUBIANA

 

Il comando della “Granatieri di Sardegna m'informa d'aver rappresentato l'opportunità di trasferire la popolazione di noti centri sovversivi in altre località e di aver trovato presso codesto Alto Commissariato la migliore comprensione alle sue richieste, per cui sentitamente ringranzio.

Comprendo anch'io le difficoltà che s'incontrerebbero per portare a compimento sgombri totali e, limitando questi ultimi a casi di assoluta necessità, concordo nell'adottare, per ora, il provvedimento invocato alle sole famiglie indiziate.-

 

IL GENERALE DI CORPO D'ARMATA

COMANDANTE

-Mario Robotti-

Mario Robotti

 

PostHeaderIcon Rompere il silenzio

a cura di Tenda per la Pace e i Diritti

Da oggi su questo sito pubblicheremo dei documenti che 68 anni fa passavano tra le mani delle Autorità Civili e Militari con le diciture URGENTE, SEGRETO, RISERVATO. Documenti attraverso i quali si decideva della vita, della morte e delle costrizioni di intere popolazioni ritenute di razza inferiore: in questo caso gli "slavi". L'occupazione della Jugoslavia aveva portato l'Italia, gli italiani brava gente, a dare la possibilità a queste popolazioni di lasciarsi sottomettere in maniera pacifica per arrivare all'italianizzazione e a quella che più volte nei documenti viene definita normalizzazione.

La lettura dei documenti fa capire come ci sia invece una normalizzazione del percorso di distruzione di culture e identità differenti, come a questo non si arrivi di colpo, ma attraverso leggi, decreti, burocrazie (il cui stile italiano è rinoscibile ancor oggi) che pian piano individuano la giustificazione per compiere qualunque atto riuscendo anche a ricoprirlo di una sorta di "correttezza" agli occhi di molti.

I documenti sono leggibili alla sezione "Campi fascisti"

 

PostHeaderIcon Campi di concentramento in Jugoslavia (inglese)

Elaborato dei partecipanti al progetto La Fenice Europa 2007 del Ginnasio italiano "Carli" di Koper (Slovenia) che parla dei campi di concentramento di Jasenovac, Rab e Sajmiste nell'ex Jugoslavia.

Il documento, in lingua inglese, è stato scritto da Luka Zaro, Marko Novak, Katarina Srnovrsnik, Pavle Pavlovic, Sara Barut, Monica Santin, Vito Gregorich, Janz Gornik e il prof. Marco Apollonio.

 

PostHeaderIcon Testimonianza orale della signora Elvia Bergamasco, ex-deportata

dei partecipanti dell' I.S.I.S. "V. Manzini", San Daniele de Friuli (UD), Treno della Memoria 2008.

Ecco di seguito ciò che ha raccontato la Signora Elvia Bergamasco nella sua testimonianza a Manzano (UD).

La Signora, nata a Manzano, quando diciassettenne é stata deportata, lavorava in una fabbrica di munizioni. Una notte ha ricevuto la visita di un uomo che le ha chiesto di recapitare una lettera ad un suo amico a Cormons, vicino al confine fra Italia e Slovenia.
La Signora ha accettato e ha scoperto successivamente che la lettera, apparentemente d'amore, conteneva in realtà un messaggio criptato di partigiani. E’ quindi stata arrestata e deportata con l'accusa di antifascismo.
Una mattina é arrivata sul luogo di lavoro una jeep delle SS che le hanno chiesto di seguirla e l'hanno condotta fino a Cormons in una caserma militare dove ha trovato sei persone conosciute di vista nel paese (qualcuno era sposato, qualcuno giovane, altri meno).
Alcuni di questi invece erano stati radunati con un imbroglio (la frase più usata poiché molto efficace era “tua madre sta per morire”) e poi condotti nella piazza di Manzano, dove li attendevano altri soldati.

Leggi tutto...

 

PostHeaderIcon Museo di Lipa

Foto della visita al museo di Lipa nell'anniversario della strage nazista (30 aprile 2009)

 

 

 

PostHeaderIcon La strage di Lipa

Dopo il 18 settembre 1943, il territorio di Fiume (Rijeka), l'Istria e la Venezia Giulia sono annesse al Terzo Reich. Gli oppositori politici (già attivatisi durante l'occupazione italiana) e i perseguitati dal nazismo sono deportati da questi territori a Trieste, dove sarà attivata la tristemente famosa della Risiera di San Sabba.
Da lì migliaia di persone saranno trasportate verso i campi di concentramento e di sterminio nell'Europa centro-settentrionale sotto il controllo nazista, ma molti vi verranno uccisi e cremati dopo atroci torture.
Infatti, circa la metà delle vittime del forno crematorio di Trieste erano di origine slava, in particolare croata.
La strada che collega direttamente Fiume a Trieste è strategica per i collegamenti dell'esercito tedesco, che ha anche una caserma molto importante a Ilirska Bistrica (oggi in Slovenia, da dove la strada si biforcava in direzione Lubiana o Trieste) ed attraverso essa vengono deportati i civili imprigionati e si spostano i rifornimenti ed i mezzi militari nazisti. Accanto ai nazisti operano milizie fasciste e militari italiani fedeli al Duce.

Leggi tutto...

 

PostHeaderIcon Testimonianza di Marija Poje

a cura di: Boris Mario Gombač


Ecco un etstratto dell'articolo:

Una sopravvissuta, Marija Poje, che oggi ha 84 anni e vive a Podpreska vicino a Draga, nelle vicinanze di Loski potok, e che trascorse 5 mesi infernali al campo di Rab - Arbe con il suo bambino, ricorda così il trasferimento a Gonars:

“In una mattina fredda e piovosa di dicembre ci hanno fatti salire su una nave stracolma che avrebbe dovuto trasportarci... non si sapeva dove.
Quel giorno fuori dal porto si vedevano le onde alte e burrascose. La stiva era stipata da tantissima gente, però qualcuno ebbe pena di me e del mio bambino e ci fece sedere nella stiva riparati dalla pioggia e dall'acqua di mare. Giungemmo a Fiume la mattina seguente, infreddoliti e affamati. Ci diedero una tazza di caffè e un pezzo di pane, prima di farci salire sul treno che ci trasportò fino a Palmanova. Poi con dei camion venimmo trasportati al campo di concentramento di Gonars dove ci misero nelle baracche. Per noi era una meraviglia sentire la pioggia e rimanere asciutti, perché a Rab, se pioveva, anche stando nelle tende eravamo tutti bagnati. Ci portarono poi in infermeria per disinfestare i nostri vestiti dai pidocchi e farci fare la doccia. Chiesi a qualcuno che stava lì dove dovevo posare il mio bambino prima di entrare nel reparto docce e mi dissero di posarlo su un mucchio di stracci per quel po' di tempo. Ma appena entrata nello stanzone qualcosa mi fece uscire per vedere se il mio bambino fosse sempre lì. Mi si strinse il cuore, quando vidi che non c' era più. L'inserviente alla fornace a vapore dove passavano i vestiti per disinfestarli dai pidocchi aveva preso il mucchio dove avevo posato il bambino gettandolo nella stufa. Per fortuna non l'aveva ancora attivata e un gemito si sentì proprio in quella direzione. Corsi verso quella stufa a vapore come una matta riprendendomi il mio bambino. Mia suocera mi aiutò molto, asciugando i pannolini bagnati sulla schiena. Ma alla fine questo bambino non sopravvisse e non sopravvisse neppure mia suocera e neanche il bambino che dovevo ancora partorire”.

Potete leggere l'articolo completo su: www.unive.it/media/allegato/dep/n7/Interviste/Gombac_a.pdf
 

PostHeaderIcon Le storie di Stanka e Maria

dei partecipanti dell' I.S.I.S. "V. Manzini", San Daniele de Friuli (UD), Treno della Memoria 2008

Quei lager rimossi di casa nostra
di Andrea Giuseppini
su Il Manifesto del 28/01/2006

Un documentario sonoro sulla deportazione dei rom e sinti nei campi di concentramento fascisti nel Friuli Venezia Giulia durante la seconda guerra mondiale.
Da alcuni anni, il 27 gennaio - giorno in cui nel 1945 l'Armata rossa entrò nel campo di sterminio di Auschwitz liberando i prigionieri superstiti - in molti paesi del mondo si ricorda la Shoah. Il Giorno della memoria ha assunto nel tempo un valore universale di denuncia dei crimini compiuti e di ricordo delle vittime. Grazie al lavoro di alcuni storici, negli ultimi decenni si è cominciato a parlare anche dei campi di concentramento fascisti per internati militari e civili sloveni e croati. Gonars, Arbe, Visco, Monigo, Chiesanuova, Renicci, Ellera, Colfiorito, Pietrafitta, Tavernelle, Cairo Montenotte sono i luoghi, spesso sconosciuti, della deportazione fascista seguita all'aggressione della Jugoslavia e all'annessione della cosiddetta provincia di Ljubljana. Una deportazione che ha riguardato un numero molto alto di persone. Uno studio jugoslavo del 1982 ha fornito la cifra di 109.437 internati nei campi fascisti. Dalle pieghe di questa storia emergono ancora oggi delle singolari e sofferte vicende umane, come quella di Stanka, un'anziana donna rom slovena.

Leggi tutto...