di Thomas Saitta (studente dell'Istituto Deledda, Ts 2009)
San Giovanni, poco dopo il Giulia, uno splendido spazio verde dove si va a vaccinarsi,oggi.
San Giovanni, poco dopo il Giulia, un manicomio, più di trent’anni fa.
Pochi sanno cos’era in realtà quello che noi oggi chiamiamo ex O.P.P. o semplicemente San Giovanni, pochi conoscono il Posto delle fragole, l’Accademia della follia o la storia di Marco Cavallo. Eppure questo posto, nel bene e nel male, ha segnato molto Trieste, basti pensare che nel nostro dialetto per indicare una persona in generale, un tizio, usiamo la parola “mato”.
Sono proprio i “matti” quelli che la seconda fase del progetto “Treno per la memoria” mi ha permesso di conoscere. Ho conosciuto le persone, non i disturbi. Sorpassando il primo momento di timore ed imbarazzo, ci siamo lasciati andare e, fra sigarette e racconti, il pomeriggio è volato.
Non mi bastava.
Qualche settimana dopo ci sono tornato per fare alcune domande, sia al personale sanitario che ai “matti”.