PostHeaderIcon Testimonianze

PostHeaderIcon Testimonianza video di Mario Sverco

Testimonianza raccolta durante il Treno della Memoria 2008 dai ragazzi.

 

PostHeaderIcon Testimonianza video di Ljubo Susic

Video realizzato da Genni Fabrizio nel mese di Gennaio 2010 all'interno del progetto Memoria e Impegno.

 

PostHeaderIcon Testimonianza video di Riccardo Goruppi

Video realizzato da Genni Fabrizio nel mese di Gennaio 2010 all'interno del progetto Memoria e Impegno.

 

PostHeaderIcon Intervista video a Elsa Humar

Intervista a Elsa Humar realizzata in sloveno dagli studenti dell'istituto superiore Gregorčič-Trubar di Gorizia sottotitolata in italiano.

 

PostHeaderIcon Testimonianza video di Vilma Braini

Testimonianza raccolta da Andrea Baradel, Cecilia Carrà, Giacomo Bortolossi, Anna Clemente, (ITA " G. Brignoli", Gradisca d'Isonzo) Treno della Memoria 2009.

 

PostHeaderIcon Testimonianza orale della signora Elvia Bergamasco, ex-deportata

dei partecipanti dell' I.S.I.S. "V. Manzini", San Daniele de Friuli (UD), Treno della Memoria 2008.

Ecco di seguito ciò che ha raccontato la Signora Elvia Bergamasco nella sua testimonianza a Manzano (UD).

La Signora, nata a Manzano, quando diciassettenne é stata deportata, lavorava in una fabbrica di munizioni. Una notte ha ricevuto la visita di un uomo che le ha chiesto di recapitare una lettera ad un suo amico a Cormons, vicino al confine fra Italia e Slovenia.
La Signora ha accettato e ha scoperto successivamente che la lettera, apparentemente d'amore, conteneva in realtà un messaggio criptato di partigiani. E’ quindi stata arrestata e deportata con l'accusa di antifascismo.
Una mattina é arrivata sul luogo di lavoro una jeep delle SS che le hanno chiesto di seguirla e l'hanno condotta fino a Cormons in una caserma militare dove ha trovato sei persone conosciute di vista nel paese (qualcuno era sposato, qualcuno giovane, altri meno).
Alcuni di questi invece erano stati radunati con un imbroglio (la frase più usata poiché molto efficace era “tua madre sta per morire”) e poi condotti nella piazza di Manzano, dove li attendevano altri soldati.

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PostHeaderIcon Testimonianza di Marija Poje

a cura di: Boris Mario Gombač


Ecco un etstratto dell'articolo:

Una sopravvissuta, Marija Poje, che oggi ha 84 anni e vive a Podpreska vicino a Draga, nelle vicinanze di Loski potok, e che trascorse 5 mesi infernali al campo di Rab - Arbe con il suo bambino, ricorda così il trasferimento a Gonars:

“In una mattina fredda e piovosa di dicembre ci hanno fatti salire su una nave stracolma che avrebbe dovuto trasportarci... non si sapeva dove.
Quel giorno fuori dal porto si vedevano le onde alte e burrascose. La stiva era stipata da tantissima gente, però qualcuno ebbe pena di me e del mio bambino e ci fece sedere nella stiva riparati dalla pioggia e dall'acqua di mare. Giungemmo a Fiume la mattina seguente, infreddoliti e affamati. Ci diedero una tazza di caffè e un pezzo di pane, prima di farci salire sul treno che ci trasportò fino a Palmanova. Poi con dei camion venimmo trasportati al campo di concentramento di Gonars dove ci misero nelle baracche. Per noi era una meraviglia sentire la pioggia e rimanere asciutti, perché a Rab, se pioveva, anche stando nelle tende eravamo tutti bagnati. Ci portarono poi in infermeria per disinfestare i nostri vestiti dai pidocchi e farci fare la doccia. Chiesi a qualcuno che stava lì dove dovevo posare il mio bambino prima di entrare nel reparto docce e mi dissero di posarlo su un mucchio di stracci per quel po' di tempo. Ma appena entrata nello stanzone qualcosa mi fece uscire per vedere se il mio bambino fosse sempre lì. Mi si strinse il cuore, quando vidi che non c' era più. L'inserviente alla fornace a vapore dove passavano i vestiti per disinfestarli dai pidocchi aveva preso il mucchio dove avevo posato il bambino gettandolo nella stufa. Per fortuna non l'aveva ancora attivata e un gemito si sentì proprio in quella direzione. Corsi verso quella stufa a vapore come una matta riprendendomi il mio bambino. Mia suocera mi aiutò molto, asciugando i pannolini bagnati sulla schiena. Ma alla fine questo bambino non sopravvisse e non sopravvisse neppure mia suocera e neanche il bambino che dovevo ancora partorire”.

Potete leggere l'articolo completo su: www.unive.it/media/allegato/dep/n7/Interviste/Gombac_a.pdf
 

PostHeaderIcon Le storie di Stanka e Maria

dei partecipanti dell' I.S.I.S. "V. Manzini", San Daniele de Friuli (UD), Treno della Memoria 2008

Quei lager rimossi di casa nostra
di Andrea Giuseppini
su Il Manifesto del 28/01/2006

Un documentario sonoro sulla deportazione dei rom e sinti nei campi di concentramento fascisti nel Friuli Venezia Giulia durante la seconda guerra mondiale.
Da alcuni anni, il 27 gennaio - giorno in cui nel 1945 l'Armata rossa entrò nel campo di sterminio di Auschwitz liberando i prigionieri superstiti - in molti paesi del mondo si ricorda la Shoah. Il Giorno della memoria ha assunto nel tempo un valore universale di denuncia dei crimini compiuti e di ricordo delle vittime. Grazie al lavoro di alcuni storici, negli ultimi decenni si è cominciato a parlare anche dei campi di concentramento fascisti per internati militari e civili sloveni e croati. Gonars, Arbe, Visco, Monigo, Chiesanuova, Renicci, Ellera, Colfiorito, Pietrafitta, Tavernelle, Cairo Montenotte sono i luoghi, spesso sconosciuti, della deportazione fascista seguita all'aggressione della Jugoslavia e all'annessione della cosiddetta provincia di Ljubljana. Una deportazione che ha riguardato un numero molto alto di persone. Uno studio jugoslavo del 1982 ha fornito la cifra di 109.437 internati nei campi fascisti. Dalle pieghe di questa storia emergono ancora oggi delle singolari e sofferte vicende umane, come quella di Stanka, un'anziana donna rom slovena.

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PostHeaderIcon I bambini sloveni nei campi di concentramento italiani

A cura di Metka Gombač.


"Il tema dei bambini vittime della guerra non è stato ancora esplorato a fondo. Benché nella retorica quotidiana i giovani assumano il valore di simbolo del futuro, ben poco in verità, si è indagato sulla loro condizione e sulla loro sorte in una guerra senza quartiere, come la seconda guerra mondiale. Il diario di Anna Frank ha forse consentito a molti di intuire di che cosa nazismo e fascismo sono stati capaci contro i bambini, ma, come si può evincere dalla storia qui raccontata, quello di Anna fu soltanto un tassello di una tragedia molto più vasta."

“Io sono senza padre. È stato fucilato dagli Italiani. Un giorno sono entrati nel mio paese. Ci hanno fatto uscire dalla casa. Tutti piangevamo disperati ma mia mamma era quella che forse piangeva di più. Hanno preso e rinchiuso mio padre. Con lui hanno portato via tanti altri uomini. Poi ci hanno fatti andare in fila verso il paese di Zamost dove hanno fucilato dodici uomini. Tra questi c´era anche mio padre. Quando lo abbiamo saputo abbiamo pianto tanto. Poi hanno bruciato la nostra casa e ci hanno portati verso l´internamento”.

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