
Concluso a Gradisca d’Isonzo il seminario di approfondimento sul tema.
Luoghi che cambiano totalmente la vita delle persone, il modo di pensare, il modo di camminare. I Cie sono questo. Ma non solo: nei Cie si sta peggio che nelle carceri. A dirlo la Commissione dei diritti umani per il Senato dopo la visita alla struttura di Torino nell’aprile scorso. Eppure il dato non sembra aver avuto molta risonanza. Né è servito ad avviare un dibattito politico di un certo peso, capace di mettere in discussione un sistema, quello delle politiche migratorie, che va avanti a colpi di circolari ed ordinanze per la modifica di grovigli legislativi spesso contraddittori. Questi e molti altri i contenuti emersi nella giornata di sabato 6 maggio a Gradisca d’Isonzo, all’interno del seminario “Cie e Cara: come comunicare nonostante i muri”, giornata di approfondimento dedicata a giornalisti, avvocati ed associazioni organizzata dal comitato LasciateCIEntrare, dall’associazione Tenda per la Pace e i Diritti e dal progetto Melting Pot, in collaborazione con l’Assostampa FVG. L’obiettivo, informare e sensibilizzare gli addetti ai lavori su un tema che, vista la complessità, proprio per questo viene facilmente manipolato. “È nei tempi di crisi che bisogna accentuare la vigilanza sui diritti”, il commento introduttivo di Giovanni Battista Martellozzo, Segretario Assostampa Fvg, a inizio lavori.
DIRITTI NEGATI Un luogo non casuale quello scelto per l’evento: Gradisca ospita infatti un Cie da quando questi luoghi venivano ancora chiamati Centri di permanenza temporanea (Cpt). A raccontarne la storia, la presidente della Tenda per la Pace e i Diritti Genni Fabrizio. I Cie: Centri di identificazione ed espulsione per immigrati non regolari e dalle generalità sconosciute, ma che quasi sempre contengono persone che lì non ci devono stare, rimanendovi per mesi, sospese in un limbo. A forma di gabbia. Luoghi da cui chi scappa non commette reato di evasione, perché sono luoghi di detenzione amministrativa, e che proprio in quanto tali, spiega l’avvocato Alessandra Ballerini, non devono necessariamente garantire tutto ciò che invece è dovuto ai veri detenuti (dalle visite dei familiari, alla possibilità di parlare col proprio avvocato). Impossibilità di un monitoraggio esterno anche dal punto di vista sanitario, commenta invece il medico e ispettore sanitario Gianni Cavallini: facendo capo al Ministero degli Interni, i Cie sfuggono a qualsiasi controllo da parte del territorio ospitante. Di fatto non sono rari i casi di grave malasanità trapelati attraverso inchieste e testimonianze.
LE SPESE La situazione langue anche guardando al salvadanaio: secondo il giornalista Riccardo Bottazzo il mantenimento del solo edificio di una di queste strutture (dodici in tutta Italia), costerebbe circa 19 milioni di euro all’anno (senza calcolare il costo di operatori, polizia ed esercito); lo Stato deve garantire agli enti gestori una copertura finanziaria almeno pari a metà della loro capienza, anche qualora i numeri reali risultano inferiori, mentre la scelta di prolungare a 18 mesi la “reclusione” per chi è in attesa di essere espulso peserà nei prossimi tre anni sulle casse dello Stato per un ammontare di circa 120 milioni di euro. Insomma, i Cie sarebbero l’emblema del fallimento della cosiddetta “politica della sicurezza”. Anche perché, sottolinea Alessandra Ballerini, i dati ufficiali delle espulsioni non si basano sulle reali espulsioni di chi finisce nei Cie, bensì di chi viene intercettato e direttamente rimpatriato attraverso specifici accordi bilaterali con i Paesi di provenienza.
I VERI MURI Il grande ostacolo per aprire gli occhi agli italiani, è stato il commento conclusivo del giornalista Stefano Galieni, presente assieme a Riccardo Bottazzo anche all’incontro pubblico serale, è triplice: da un lato i muri che creano inconsciamente pregiudizio verso chi sta “dentro”. Dall’altro la lontananza, che colpisce le strutture più isolate: ciò che non vedo, non esiste. Infine l’assimilazione passiva di questi luoghi quali realtà portatrici di lavoro e di benessere per l’economia locale. Dimenticando come altre esperienze abbiano negli anni dimostrato che investire e distribuire altrimenti le risorse sul territorio può portare benefici di gran lunga maggiori. Per tutti.
Ultimo aggiornamento (Giovedì 17 Maggio 2012 16:17)

13,14,15 APRILE a Staranzano
convegno residenziale sul tema: "Come ripartire? Convers/Azioni al tramonto dell'era di occidente" Come si intrecciano guerra e finanza? E che influenza hanno sul nostro quotidiano? Come utilizziamo le nuove tecnologie per comunicare e essere informati? Come costruiamo un'economia a misura d'uomo in tempo di crisi? Sono solo alcune delle domande a cui cercheremo di rispondere insieme, con l'aiuto di: Andrea Baranes presidente di Fondazione Culturale Responsabilità Etica Chiara Belingardi ricercatrice di Progettazione della Città, Territorio, Paesaggio Achille Lodovisi storico e geografo, esperto di commercio di armamenti Tiziana Melloni giornalista media online, fa parte del "nocciolo duro" di Wikicrazia Melita Richter sociologa, esperta di storia e società dei Balcani Raffaele K. Salinari medico chirurgo, scrittore, presidente di Terres Des Hommes
Il corso inizierà venerdì sera (alle 18:30) e finirà domenica dopo pranzo (alle 16:00).
Per partecipare contattateci su
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L'iscrizione e la partecipazione sono libere (max 40 persone). Offriremo ospitalità ai partecipanti. Con il contributo della Regione Fvg e il patrocinio della provincia di Gorizia e del comune di Staranzano.
Programma del convegno
VENERDì 13 APRILE 2012 - Stalle Rosse 18.30: Accoglienza e registrazione partecipanti 19.30: Cena condivisa a buffet 20:30: Intervento di saluto di Pierluigi Monaco 21.00: Proiezione del film “Inside Job”, di Charles Ferguson (2010), sulla crisi finanziaria del 2008. SABATO 14 APRILE 2012 - Sala Del Bianco 9:30: Cosa sta succedendo in Nord Africa, in Usa, in Grecia, in Spagna e in Italia? interviene Raffaele K. Salinari. 10:45: pausa caffe` 11:15: Come si intrecciano guerra e finanza: che influenza hanno sul nostro quotidiano? intervengono Achille Lodovisi e Melita Richter 13:00: pausa pranzo (Stalle Rosse) 14:30: Come costruiamo un'economia a misura d'uomo (e di donna) in tempo di crisi? intervengono Andrea Baranes e Chiara Belingardi 16:15: pausa caffe` 16:45: discussione plenaria moderata 17:30: fine lavori 18.00: CONFERENZA PUBBLICA - Sala Del Bianco “Come costruiamo un economia di giustizia in tempo di crisi?” Relatori: Andrea Baranes, Raffaele K. Salinari, Achille Lodovisi. Modera Melita Richter. 20.00: Cena (Stalle Rosse) 21.00: Momento conviviale e musicale DOMENICA 15 APRILE 2012 - Sala Del Bianco 9:30: Come utilizziamo le nuove tecnologie per comunicare e essere informati? intervengono Tiziana Melloni e Raffaele K. Salinari: 11:15: pausa caffe` 11:45: Cosa faremo quando Israele attaccherà le centrali nucleari iraniane? discussione plenaria moderata 13:00 pranzo (Stalle Rosse) 14:30 Che influenza puo` avere il nostro quotidiano sulle nostre dinamiche globali? discussione plenaria moderata 16:00 Chiusura lavori
Nel settembre 2007 ci eravamo incontrati per riflettere sulle nostre esperienze di re-esistenza. Ci eravamo lasciati con l'idea di "ricongiungere, costruire, affermare, curare, fare rete". Nel 2012 ci ritroviamo in un contesto radicalmente diverso. Il nostro mondo è al tramonto, immerso in una crisi finanziaria, economica, ecologica, energetica, democratica, demografica. La ristrutturazione del capitalismo globale porta nel cuore dell'Europa le devastazioni che eravamo abituati a vedere nei paesi "in via di sviluppo". Abbiamo alle spalle un successo enorme, i referendum di giugno che hanno rilanciato l'idea di bene comune, ma ci troviamo in un contesto politico di sempre più veloce erosione dei diritti e imbrigliamento del pensiero critico. Dovremmo essere noi piccoli liberi pensatori a trovare una via d'uscita da questo pasticcio? Intendiamoci, sui principi abbiamo idee chiare, sappiamo da che parte stare. Sappiamo che la finanza non deve dominare sull'economia, che la rendita non deve dominare sul lavoro, che libertà e democrazia sono incompatibili con le strategie capillari di controllo, che non si può ragionevolmente pensare ad una crescita infinita dei profitti e dei consumi, che la cura dei beni comuni devono prevalere sulla difesa della proprietà privata. Quello che non sappiamo ancora fare, se è vero che siamo il 99% (voi G8, noi sei miliardi...), è concepire una visione del mondo che permetta di trovare un terreno di azione comune. Eppure in questa crisi potrebbero nascondersi grandi opportunità. Come coglierle? Come interpretare la nostra indignazione? Come evitare di pattinare sul ghiaccio senza mai incidere? Come evitare di trasformare i nostri strumenti di lotta in riti consolatori? E come ci comportiamo di fronte alle ribellioni nelle quali la dignità diventa violenta di fronte ad un'aggressione? Facciamo tesoro del principio del "so-stare nel conflitto" o ci ritiriamo scandalizzati, secondo i canoni del pacifismo di maniera? Discutiamone insieme, alla ricerca delle chiavi di lettura, per capire: Come si intrecciano guerra e finanza? E che influenza hanno sul nostro quotidiano? Cosa sta succedendo in Nord Africa, in USA, in Grecia, in Spagna, in Italia? Come utilizziamo le nuove tecnologie per comunicare e essere informati? Cosa faremo quando Israele attaccherà le centrali nucleari iraniane? Come costruiamo un'economia a misura d'uomo in tempo di crisi? Che influenza può avere il nostro quotidiano sulle grandi dinamiche globali?
Ultimo aggiornamento (Mercoledì 11 Aprile 2012 09:30)
aggiornamento del 15 dicembre 2011 di Antonio Mazzeo Il villaggio degli aranci di Mineo (Ct), il mega-centro di semidetenzione per richiedenti asilo e migranti, a quasi un anno dalla sua istituzione, testimonia il completo fallimento del modello di “solidarietà” securitaria del governo Berlusconi-Maroni. È il “non luogo” dove si consuma la spersonalizzazione, dove l’ospite-recluso si “sente atopos, fuori posto, né cittadino né straniero, collocato in un luogo bastardo al confine tra l’essere e il non-essere sociale”. Il CARA di Mineo, isolato ed isolante, è “l’antitesi dell’integrazione e mina la sicurezza del territorio animando scontri e tensioni fra comunità”. A sancire l’ennesima bocciatura del centro di “accoglienza” in cui sono stati deportati manu militari quasi duemila cittadini stranieri presenti in Italia da tempi remotissimi, è il rapporto del Comitato territoriale dell’ARCI di Catania consegnato ad una delegazione di europarlamentari in visita ai lager per migranti della Sicilia. “Gli ospiti presenti all’interno del centro di Mineo non hanno alcun rapporto con il territorio sia per la conformazione del luogo, ma soprattutto perché non sono stati predisposti gli strumenti necessari a favorire l’integrazione”, denuncia l’avvocato Francesco Auricchiella, responsabile immigrazione dell’ARCI di Catania. “Essi continuano a vivere ai margini, in uno stato di assoluto isolamento culturale e sociale in aperto dispregio di quanto previsto dall’art. 3 della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’Uomo”.
Ultimo aggiornamento (Giovedì 15 Dicembre 2011 14:41)
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 Dopo nove giorni in terra balcanica la Carovana 2011 “In Europa oltre i nuovi muri”, promossa dall'associazione “Tenda per la pace e i diritti” è rientrata in Italia. Il viaggio, sostenuto anche da contributi della Provincia di Gorizia, del Comune di Staranzano e dalla Banca di Credito Cooperativo di Staranzano, ha impegnato cinquanta persone nei giorni tra il 23 e il 31 luglio e si è snodato sulle strade di Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Kosovo, per oltre 2.400 km. La Tenda per la pace e i diritti ormai da diversi anni promuove viaggi di conoscenza nell'area dell'ex Jugoslavia,
Ultimo aggiornamento (Domenica 11 Settembre 2011 08:49)
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 Oggi 25 luglio, l'on. Monai (IDV) ha visitato il CIE di Gradisca d'Isonzo all'interno della mobilitazione nazionale indetta da una lunga lista di promotori: LasciateCIEntrare è infatti l'appello contro il divieto di ingresso nei centri della stampa e delle associazioni, promosso dalla FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA (FNSI), ORDINE DEI GIORNALISTI, Articolo 21, ASGI, PRIMO MARZO, OPEN SOCIETY FOUNDATION, EUROPEAN ALTERNATIVES e i Parlamentari Jean Leonard Touadi, Rosa Villecco Calipari, Savino Pezzotta , Livia Turco, Fabio Granata, Giuseppe Giulietti, Furio Colombo, Francesco Pardi. Il giro di vite sulla libertà di informazione
Ultimo aggiornamento (Domenica 11 Settembre 2011 08:52)
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23-31 Luglio 2011 - Carovana "In Europa oltre i nuovi muri" -
Cambiare i rapporti di forza, con la forza dei rapporti!
Dopo i viaggi, intensi e indimenticabili, in Croazia, Serbia, Bosnia, quest'anno sono previsti incontri nuovi con persone, associazioni, città storie e memorie che i viaggi della Tenda finora avevano solo sfiorato o non avevano ancora raggiunto. Le iscrizioni sono chiuse (47 partecipanti)! La lista di riserva è aperta con già 10 persone in attesa...
scarica il pdf del programma
Vedi il trailer della carovana 2008
Ultimo aggiornamento (Sabato 18 Giugno 2011 09:13)
Lipa, 30 aprile, ci torniamo ogni anno: un'occasione per conoscere la storia...là dov'è successa.
Questa piccola targa, appesa su uno scheletro di casa conservato a memoria della terribile strage nazi-fascista del 30 aprile 1944 è stato un primo grande "pugno" nello stomaco. "Gli occupatori tedeschi e italiani...".
Ultimo aggiornamento (Sabato 18 Giugno 2011 09:29)
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Alle 18.50 circa di oggi è circolata la notizia di un gruppo di 35 persone, probabilmente egiziani, che sono stati intercettati mentre cercavano di raggiungere la costa di Grado in provincia di Gorizia, Friuli Venezia Giulia. Inizialmente la notizia riportava di un recupero in mare di immigrati che tentavano di arrivare a nuoto alla terra ferma...Alcuni attivisti delle associazioni Ya Basta e Tenda per la Pace e i Diritti si sono spostati davanti alla caserma dei Carabinieri di Monfalcone dove i migranti sono stati portati e dove, a quanto pare, saranno trattenuti anche per la notte. Sembra infatti che sia stata contattata la protezione civile che ha garantito pasti e coperte.
Ultimo aggiornamento (Venerdì 22 Aprile 2011 06:31)
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